Dalla Redazione ESG Investor, servicer e debt buyer NPL e crediti deteriorati

Sostenibilità e Responsabilità Sociale: la vision di CRIBIS Credit Management

Intervista ad Alberto Sondri, Executive Director di CRIBIS Credit Management

 

Sostenibilità e responsabilità sociale sono obiettivi che devono essere integrati concretamente nella strategia aziendale: qual è l’approccio di CRIBIS Credit Management in questa direzione?

A.S. CRIBIS Credit Management si impegna attivamente nell’integrazione degli obiettivi ESG (ambientali, sociali e di governance) nella propria strategia aziendale, in un’ottica di crescita sostenibile e di gestione del rischio creditizio in maniera responsabile.

La nostra strategia ESG mira a rafforzare la fiducia dei clienti attraverso una gestione trasparente e responsabile delle pratiche di credito, così da garantire un equilibrio tra performance e responsabilità sociale. Gestiamo oltre 2 milioni di pratiche a recupero ogni anno e le nostre strutture operative contattano le persone con il costante obiettivo di informarle in modo professionale, costruttivo e rispettoso. Con l’innovazione nel nostro Dna aziendale, utilizziamo anche tecnologie all’avanguardia. Ad esempio, ci facciamo aiutare dall’intelligenza artificiale nei controlli di qualità dell’operato dei nostri collaboratori.

Abbiamo inoltre una forte attenzione alle politiche di incentivazione dei nostri collaboratori, collegate anche a KPI di qualità del conversato. Gli incentivi devono rendere sostenibile l’impegno lavorativo delle nostre risorse, mantenendo attenzione sulle performance ma senza sottoporle a stress controproducente in relazione agli obiettivi di qualità.

Dalla singola azienda le dimensioni ESG si estendono all’intera supply chain. In che modo CRIBIS Credit Management si rapporta con i propri fornitori in questo percorso verso la sostenibilità?

A.S. CRIBIS Credit Management, coerentemente con le politiche del Gruppo CRIF di cui fa parte, supporta attivamente le proprie aziende fornitrici nella transizione verso modelli di business più sostenibili attraverso due principali leve:

  • Incentivi: favoriamo la selezione di fornitori che adottano pratiche e soluzioni sostenibili, implementando politiche di acquisto responsabili e incentivando la loro crescita attraverso condizioni favorevoli per chi adotta pratiche green e socialmente responsabili.
  • Monitoraggio continuo: adottiamo un sistema di monitoraggio e supporto continui per i fornitori, per garantire che le transizioni verso modelli di business sostenibili siano efficaci e durature.

CRIF opera oggi in oltre 37 paesi e 4 continenti. In base al vostro punto di osservazione privilegiato, qual è il posizionamento delle imprese italiane sui temi ESG rispetto alla media internazionale? Quali paesi ritenete siano più avanti e particolarmente virtuosi?

A.S. Da anni CRIF approfondisce e analizza le tematiche Environmental, Social e Governance, affiancando su questi fronti player finanziari e imprese in Italia e nel mondo. CRIF ha anche ottenuto la prestigiosa licenza del Global Reporting Initiative (GRI), un traguardo significativo che rafforza l’impegno di CRIF verso la fornitura di valutazioni ESG sempre più accurate e standardizzate.

Dal nostro punto di osservazione, le imprese italiane sono in fase di rapida evoluzione nell’ambito della sostenibilità, ma c’è ancora molta strada da percorrere per raggiungere i livelli di eccellenza di altri paesi. Sebbene molte aziende italiane, soprattutto le grandi, abbiano fatto passi in avanti, in particolare per quanto riguarda le dimensioni della sostenibilità ambientale e della governance, la digitalizzazione e la piena integrazione dei criteri ESG rappresentano ancora una sfida.

Dall’analisi dell’ESG Outlook di CRIF, il 40% delle PMI italiane registra ancora uno score di adeguatezza ESG basso o molto basso, mentre le grandi aziende – quelle con un fatturato superiore ai 50 milioni di euro – registrano un miglioramento significativo.

A livello internazionale, i paesi più virtuosi in ambito ESG sono quelli del Nord Europa: Svezia, Norvegia e Danimarca sono tra i leader mondiali nell’adozione di politiche aziendali responsabili. Anche i Paesi Bassi e la Germania sono esempi molto positivi, con solide politiche governative e un impegno concreto delle imprese verso la sostenibilità. Questi paesi sono più avanti nel percorso perché le imprese hanno saputo integrare in modo efficace i principi ESG nei processi aziendali, non solo a livello di compliance ma come driver di crescita e competitività. Le esperienze internazionali ci confermano infatti che l’approccio a temi e rischi ESG deve essere parte integrante della strategia aziendale, per generare opportunità di crescita sostenibile per le imprese e favorire una maggiore resilienza del sistema economico nel suo complesso.

 

 

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