Credito e consumatori Dalla Redazione Fisco, tributi e riscossioni NPL e crediti deteriorati

Crediti erariali, Garavaglia apre alla credit industry

Massimo Garavaglia crediti erariali

L’intervento al CVSpringDay del senatore chiarisce la possibilità di una nuova asset class per il settore

Vedo un futuro attivo nella gestione di questa quota di magazzino”: con questa affermazione il Senatore Massimo Garavaglia, Presidente della Commissione Finanze del Senato, ha chiuso il suo intervento di apertura al CVSpringDay dello scorso 1° aprile, lanciando un messaggio chiaro alla credit industry. Il riferimento è al magazzino dei crediti erariali, oggi al centro dell’indagine conoscitiva promossa dalla Commissione Finanze del Senato, di cui lo stesso Garavaglia è Presidente. L’indagine si chiuderà entro quindici giorni e, come ha spiegato, potrebbe rappresentare il punto di partenza per valorizzare un’enorme massa di crediti oggi fermi.

Il dato complessivo è noto ma resta impressionante: si parla di 1.300 miliardi di euro. “C’è dentro di tutto – evidenzia Garavaglia – chiaramente va segmentato e chiarito a cosa fanno riferimento però almeno la metà, circa 700, sono lavorabili.” Una parte rilevante, dunque, che potrebbe essere oggetto di operazioni di gestione, cessione o valorizzazione.

I numeri aiutano a definire meglio la dimensione del fenomeno. Sono oltre 21 milioni i contribuenti italiani coinvolti, una cifra che include anche cartelle minori, come multe stradali o contributi locali. Le cartelle sotto i mille euro sono il 76%, ma è nel 6% che si ammassa il 30% del valore, una concentrazione che suggerisce l’opportunità di intervenire con criteri di priorità. Il 50% delle cartelle riguarda società di capitale, dato che evidenzia come si possa individuare un target ben definito su cui applicare competenze specialistiche per il recupero.

Un esempio di come la credit industry potrebbe migliorare i risultati di recupero si evidenzia dai dati delle imposte locali. “I tributi locali quando vengono gestiti dal pubblico, la media per cartella è di 600 euro, hanno un tasso di recupero del 6% – continua il senatore – quando sono gestiti dai privati il tasso è superiore al 30% nella situazione peggiore, si arriva a performance vicine al 40%.” Uno scenario nel quale diventa necessario trovare un nuovo equilibrio tra l’esigenza di aumentare l’efficacia della riscossione e quella di non compromettere il rapporto con i contribuenti, soprattutto nei casi di reale difficoltà economica.

Dalle audizioni parlamentari è emersa inoltre la necessità di isolare i debitori recidivi, criterio che potrebbe diventare fondamentale anche per le future rottamazioni. “Preferisco parlare di rateizzazioni lunghe, perché rottamazione dà l’idea che si faccia un regalo – sottolinea Garavaglia – L’ultima rottamazione ha un tasso di fallimento del 50%, cioè uno su due paga una rata o due e poi si ferma.” Secondo il senatore, anche in questo caso è necessario distinguere tra chi è davvero in difficoltà e chi, invece, adotta un comportamento strategico.

A questo si aggiungono meccanismi organizzativi da rivedere e la possibilità di affidare la gestione a soggetti con esperienza, un’industria, quella del credito, che negli anni ha accumulato competenze importanti nella gestione degli NPL. “E cosa sono i crediti fiscali se non NPL?” domanda il senatore, richiamando il potenziale di una gestione più segmentata e professionale dello stock fiscale accumulato.

A mio avviso si arriverà a fare qualche operazione – conclude il senatore – la cartolarizzazione è la più semplice: se si aderisce a una rateizzazione posso cedere il rateizzato, e avere a che fare con il cessionario è più semplice che farlo con l’Agenzia delle Entrate, che ha milioni di cartelle esattoriali. Ma ci sono anche modalità intermedie di gestione.”

Un’apertura concreta, dunque, verso un coinvolgimento diretto della credit industry nella gestione di una quota importante di crediti fiscali oggi incagliati, in un momento in cui il mercato primario è prossimo alla saturazione e la finanza pubblica ha bisogno di strumenti alternativi per liberare risorse.

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